Diversificare oltre gli Usa: le scelte dei gestori
di Marco Capponi
Stati Uniti o non Stati Uniti? Questo è il più grande dilemma di portafoglio per l’inizio del 2026, al quale i gestori rispondono cercando la via di mezzo: oggi più che mai la parola chiave è diversificazione. «Continuiamo a favorire gli Stati Uniti per la redditività, integrando però l’esposizione con i mercati emergenti e puntando su strategie difensive e a bassa volatilità», riassume Karen Watkin, portfolio manager di AllianceBernstein. Stati Uniti interessanti, ma da dosare con attenzione anche per Nicola Mauri, cio di Valeur Group. «Il sostegno fiscale Usa crea opportunità interessanti, ma impone una gestione attenta dei rischi su azioni e segmenti più speculativi». Rischio bolla scongiurato, almeno per ora, secondo Stefano Zoffoli, responsabile strategia d’investimento di Swisscanto. «Le valutazioni sono elevate ma non ancora estreme, ma adesso l’attenzione degli investitori si concentrerà sempre più sulla capacità di generare flussi di cassa sostenibili». Non la pensa allo stesso modo Stefano Gianti, analista di Swissquote, che invita a «sottopesare il tech Usa, in particolare titoli con multipli più elevati». A livello geografico, secondo Yannik Zufferey, cio core businss di Lombard Odier Im, «l’Asia beneficia di abbondante liquidità, tassi in calo e fondamentali solidi che supportano le asset class locali». I mercati emergenti piacciono anche a Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco, per via di «valutazioni contenute, poche pressioni inflattive e un dollaro debole». Dal canto suo Marco Galliani, chief wealth manager officer di Cassa Centrale Banca, va in cerca di opportunità anche in «America Latina, dove le riforme politiche, la debolezza del dollaro e le prospettive di crescita nel medio-lungo periodo offrono un supporto significativo». L’Europa rimane una prima scelta per molti money manager. Tra questi c’è Thomas Candolo, analista di Copernico Sim. «L’Europa rimane l’area con il maggior potenziale di re-rating grazie a multipli compressi e a un contesto di disinflazione». I grandi piani di spese per la difesa possono dare un ulteriore stimolo alle azioni del continente, «non solo per l’impatto diretto nel settore militare ma anche indirettamente tra i titoli industriali, acciaio e materie prime», ricorda Lorenzo Di Pietrantonio, responsabile investimenti di Fineco Am. Mentre Nadège Dufossé, global head of multi-asset di Candriam, la diversificazione la cerca «su healthcare e mid cap europee per un’esposizione significativa al settore industriale». Senza contare che il Vecchio continente «offre un’alternativa al rischio di concentrazione che si riscontra negli Stati Uniti», come spiega Gianluca Ungari, responsabile degli investimenti per l’Italia di Vontobel. Tra i mercati europei peraltro «l’Italia resta una piazza interessante su cui investire», argomenta Diego Toffoli, responsabile investimenti di Intermonte Advisory & Gestione. «Lo spread èa 70 punti nel corso del 2025e riteniamo che dovrebbe assestarsi su questi livelli anche quest’anno». A Piazza Affari le banche saranno ancora protagonista secondo Mathieu Racheter, head of equity strategy research di Julius Baer, perché «presentano ancora valutazioni interessanti e dovrebbero beneficiare di un’accelerazione della crescita dei prestiti». E il reddito fisso? Secondo David Pascucci, analista di mercato di Xtb, il mercato azionario «potrebbe subire un ridimensionamento dovuto proprio ai flussi verso i titoli di Stato, il tutto per via di una diminuzione dei tassi di interesse generalizzata». Un punto di partenza interessante per gli investitori obbligazionari, in tutte le declinazioni. Giorgio Broggi, portfolio manager di Moneyfarm, punta per esempio sul «debito dei mercati emergenti, che dovrebbe beneficiare sia di fondamentali particolarmente solidi». Al contrario la preferenza di Helge Müller, founder & cio di Genève Invest, è «sull’Eurozona e su scadenze relativamente brevi, dove è possibile accedere a cedole elevate con un profilo di rischio più contenuto». Visione condivisa da Pio Benetti, cio di Bper Banca Private Cesare Ponti. «La nostra preferenza è per le scadenze brevie medie, con focus sui titoli governativi». Guardando a segmenti più di nicchia gli esperti di Nuveen credono che «gli asset cartolarizzati, e in particolare i titoli garantiti da ipoteche commerciali, offrano fondamentali solidi e valutazioni interessanti». Debito cartolarizzato osservato speciale anche per Luca Pantaloni, consigliere delegato di P&G Sgr. «La qualità del credito sottostante potrebbe beneficiare del progressivo allentamento delle condizioni finanziarie». Per quanto riguarda le obbligazioni societarie invece gli strategist di Tikehau Capital privilegiano «strategie orientate al rendimento, per beneficiare di cedole storicamente elevate, sostenute da fondamentali solidi e fattori tecnici favorevoli». Infine, alcuni money manager invitano a non sottovalutare il ruolo di bitcoin e asset digitali. «Il 2026 sarà definito da un sistema finanziario che si sta silenziosamente ristrutturando attorno alle blockchain pubbliche e ai livelli di regolamento digitale», commenta James Butterfill, head of research di CoinShares. «Mercati, regolatori e istituzioni trattano ormai le cripto come parte integrante dell’industria finanziaria, non più come un’eccezione».






